di Fabrizio Denunzio
il Manifesto, 16 aprile 2014
Negli ambienti del giornalismo sportivo (tanto quello su carta quanto quello televisivo) il libro di Luca Bifulco e Francesco Pirone, A tutto campo. Il calcio da una prospettiva sociologica (Guida, pp. 240, euro 10) sta suscitando interesse e dibattiti. Sarebbe un torto, però, relegare questo saggio in quell’unico contesto culturale, quando, invece, esso chiede, come recita con perentorietà il sottotitolo, di essere valutato in primo luogo dalla teoria sociale.
Le tesi del libro non sono formulate nel vuoto, ma, come tutte le argomentazioni scientifiche che si rispettino, s’inscrivono in una nobile tradizione sociologica – in prevalenza contemporanea – definita da opere come Sport e aggressività di Norbert Elias e Eric Dunning, Descrizione di una battaglia di Alessandro Dal Lago, Programma per una sociologia dello sport di Pierre Bourdieu e da diversi interventi di Vittorio Dini uno dei quali, Maradona, héros napolitain, fu pubblicato proprio sulla rivista di Bourdieu, i prestigiosi Actes de la recherche en sciences sociales. Nelle sue linee generali, questa è la tradizione in cui il libro di Bifulco e Pirone nasce. Appartenere a una tradizione, però, non è cosa semplice: o la si rinnova o si è destinati a ripeterne le conquiste. Nel primo caso si è davvero eredi, nel secondo si finisce epigoni.
giovedì 17 aprile 2014
mercoledì 26 marzo 2014
Come cambia il gioco del pallone
di Luca Rossomando
Repubblica Napoli
Una domenica mattina dello scorso febbraio. Partita del campionato di calcio di terza categoria allo stadio comunale Hugo Pratt di Scampia. Sulle gradinate, più di duecento spettatori. Alcuni, muniti di petardi e fumogeni, li accendono per festeggiare il gemellaggio tra le due squadre. Il gestore del campo, forse messo in agitazione dall’inusuale affollamento, allerta gli agenti del commissariato locale. Questi, oltre al divieto di sparare petardi, segnalano la parziale inagibilità dello stadio. Qualche giorno dopo la municipalità stabilisce che per il resto dell’anno tutte le partite – anche quelle degli altri campionati minori – si disputeranno a porte chiuse. Seguono proteste delle società colpite dal provvedimento e incontri in commissione sport del comune, fino all’assicurazione che il divieto sarà revocato e il campo riaprirà le porte al pubblico.
Repubblica Napoli
Una domenica mattina dello scorso febbraio. Partita del campionato di calcio di terza categoria allo stadio comunale Hugo Pratt di Scampia. Sulle gradinate, più di duecento spettatori. Alcuni, muniti di petardi e fumogeni, li accendono per festeggiare il gemellaggio tra le due squadre. Il gestore del campo, forse messo in agitazione dall’inusuale affollamento, allerta gli agenti del commissariato locale. Questi, oltre al divieto di sparare petardi, segnalano la parziale inagibilità dello stadio. Qualche giorno dopo la municipalità stabilisce che per il resto dell’anno tutte le partite – anche quelle degli altri campionati minori – si disputeranno a porte chiuse. Seguono proteste delle società colpite dal provvedimento e incontri in commissione sport del comune, fino all’assicurazione che il divieto sarà revocato e il campo riaprirà le porte al pubblico.
lunedì 17 marzo 2014
Il calcio come chiave per comprendere il nostro tempo
di Francesco Pirone
Il dibattito culturale e intellettuale nel nostro paese ha spesso trascurato il calcio e il complesso insieme di fenomeni sociali che ad esso sono connessi. Vittime di pregiudizi e di letture superficiali del mondo dello sport, studiosi, intellettuali e opinion leader hanno considerato il calcio come un fenomeno popolare, culturalmente povero o (peggio) come questione sociale di devianza e violenza. Si pensi a quanto accade, ad esempio, in relazione a fatti di cronaca di scontri o dei cori in occasione delle partite di calcio.
Eppure il calcio nel nostro paese, come nel resto d'Europa, cattura l'attenzione di milioni di persone che lo praticano e lo seguono con interesse e passione. Un intero settore economico si è inoltre sviluppato intorno alla capacità del calcio di attirare l'attenzione di masse estese e diversificate di appassionati. Ciò nonostante intorno a questi fenomeni non si riesce a produrre una conoscenza più approfondita in grado di andare oltre l'informazione giornalistica, spesso di ottima qualità ma limitata. Anche il discorso politico non sembra in grado di cogliere e valorizzare le potenzialità di sviluppo economico e integrazione sociale che la valorizzazione del calcio potrebbe offrire per il paese e su scala territoriale.
Il dibattito culturale e intellettuale nel nostro paese ha spesso trascurato il calcio e il complesso insieme di fenomeni sociali che ad esso sono connessi. Vittime di pregiudizi e di letture superficiali del mondo dello sport, studiosi, intellettuali e opinion leader hanno considerato il calcio come un fenomeno popolare, culturalmente povero o (peggio) come questione sociale di devianza e violenza. Si pensi a quanto accade, ad esempio, in relazione a fatti di cronaca di scontri o dei cori in occasione delle partite di calcio.
Eppure il calcio nel nostro paese, come nel resto d'Europa, cattura l'attenzione di milioni di persone che lo praticano e lo seguono con interesse e passione. Un intero settore economico si è inoltre sviluppato intorno alla capacità del calcio di attirare l'attenzione di masse estese e diversificate di appassionati. Ciò nonostante intorno a questi fenomeni non si riesce a produrre una conoscenza più approfondita in grado di andare oltre l'informazione giornalistica, spesso di ottima qualità ma limitata. Anche il discorso politico non sembra in grado di cogliere e valorizzare le potenzialità di sviluppo economico e integrazione sociale che la valorizzazione del calcio potrebbe offrire per il paese e su scala territoriale.
venerdì 14 marzo 2014
Il calcio: uno sguardo “A tutto campo”
di Francesco Morra
«Certa gente crede che il calcio sia una questione di vita o di morte. Sono molto deluso da quest'atteggiamento. Vi posso assicurare che è qualcosa di molto, molto più importate». Queste parole ironiche, pronunciate dall'allenatore britannico Bill Shankly, nascondono una profonda verità: il calcio è qualcosa di fondamentale per comprendere la società e i suoi cambiamenti. Da quest'assunto parte il libro “A tutto campo. Il calcio da una prospettiva sociologica” (Guida, 2014), scritto a quattro mani da Luca Bifulco e Francesco Pirone, ricercatori in Sociologia presso il Dipartimento di Scienze Sociali dell'Università degli Studi di Napoli Federico II.
«Certa gente crede che il calcio sia una questione di vita o di morte. Sono molto deluso da quest'atteggiamento. Vi posso assicurare che è qualcosa di molto, molto più importate». Queste parole ironiche, pronunciate dall'allenatore britannico Bill Shankly, nascondono una profonda verità: il calcio è qualcosa di fondamentale per comprendere la società e i suoi cambiamenti. Da quest'assunto parte il libro “A tutto campo. Il calcio da una prospettiva sociologica” (Guida, 2014), scritto a quattro mani da Luca Bifulco e Francesco Pirone, ricercatori in Sociologia presso il Dipartimento di Scienze Sociali dell'Università degli Studi di Napoli Federico II.
sabato 8 marzo 2014
Calcio e Sociologia
Proponiamo un breve filmato in cui Gianfranco Pecchinenda viene intervistato per il network sportivo statunitense ESPN-America sul calcio in rapporto alla ricerca sociale. L'intervista, realizzata nella sede storica dell'Università degli Studi di Napoli Federico II, è stata pubblicata su youtube il 28 febbraio scorso. Pecchinenda, professore ordinario di sociologia dei processi culturali e comunicativi presso il Dipartimento di Scienze sociali napoletano, parla del rapporto tra calcio e sociologia partendo dalla sua esperienza personale di calciatore e di studioso. Tre le altre cose osserva che:
«il calcio è molto più importante per gli studi sociali seri di quanto non si creda... è vero che oggi si studia un po' di più, ma è un fenomeno alquanto recente».
domenica 23 febbraio 2014
Come nasce la copertina del libro
di Sabrina Lettieri
Doveva essere il mese di maggio quando ho incontrato Luca Bifulco per parlare del progetto di “A tutto campo”. Luca mi racconta dell'idea di redigere insieme con Francesco Pirone un libro di sociologia del calcio. Mi descrive i contenuti della ricerca, l'approccio di analisi e, in ultimo, confidandomi il suo desiderio di avere un'immagine di copertina realizzata da me. Luca era ispirato dalla locandina di un evento organizzato in quel periodo presso l'Università degli Studi di Salerno che riportava un'immagine realizzata da me. Mi dice che questo era anche un modo per rimanere idealmente legato alla Facoltà di Scienze Politiche di Salerno. Mi ha spiegato quelli che dovevano essere gli elementi rappresentativi del disegno: gli eroi calcistici, i dirigenti politici e sportivi e in ultimo, non per importanza, il tifoso. Ma non bastava questo: accanto ad essi bisognava rappresentare anche alcuni elementi simbolici del calcio: la telecamera, i soldi, i vessilli, un pallone e poi dei libri di testo di sociologia, il tutto assemblato in perfetto stile Jacovitti.
Illustratrice | Ha realizzato l'immagine di copertina del libro
mercoledì 19 febbraio 2014
Un libro per comprendere la grande trasformazione del calcio
Siamo oggi in una situazione senza alcun dubbio migliore rispetto a quella denunciata nel 1927 da Max Scheler: «Forse nessun fenomeno collettivo soprannazionale merita oggi un’analisi sociologica e psicologica quanto lo sport, enormemente cresciuto in dimensioni e in valore. Eppure, ben poco di serio si è tentato, finora, per interpretare questo fenomeno poderoso». E tuttavia, se si tiene conto della dimensione assunta recentemente dallo sport nel quadro della vita contemporanea – tanto nell’aspetto spettacolare (con le relative implicazioni economiche, di mentalità, ecc.) quanto nell’aspetto amatoriale, della diffusa pratica sportiva con relative forme organizzative – allora il divario tra la ricchezza ed ampiezza del fenomeno e la quantità e qualità degli studi e della ricerca è ancora notevole e reclama un urgente impegno a colmarlo. Tanto più che, insieme alla fortuna dello sport, si è accompagnata una crescita e una straordinaria diffusione della stampa specializzata, che ha però indirizzato la sua professionalità esclusivamente verso la confezione del prodotto da vendere, verso gli aspetti formali della produzione dei mass media, sottovalutando gli aspetti tecnici e specifici della disciplina trattata e rimuovendo completamente tutta la dimensione storica, sociologica, antropologica, culturale, che sottende lo sviluppo del fenomeno stesso (Vittorio Dini, Gioco, agonismo, regole, disciplina, in “Università e sport. Il calcio giovanile in Italia”, F.I.G.C. Settore giovanile e scolastico, 1989, p. 23).Sono trascorsi quasi trent’anni da quando scrivevo queste parole. Certo, da allora, come nel caso del mezzo secolo precedente, l’impegno nella ricerca e nella riflessione sullo sport è cresciuto.
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