di Luca Bifulco
Linkabile, 5 settembre 2014
Ci sono tante angolature da cui osservare e afferrare il mondo del calcio. Da un lato c’è il campo di gioco, con i suoi attori, le tattiche contrapposte delle squadre e quel complesso insieme di interdipendenze che porta al risultato finale di una partita o alla classifica conclusiva di un campionato. C’è poi almeno la possibilità di una prospettiva ulteriore, vale a dire uno sguardo socio-economico che ci aiuti a comprendere, sulla scorta di alcuni dati o evidenze disponibili, le caratteristiche e le trasformazioni di questo sport, specie nell’area europea contemporanea.
Le suggestioni in tal senso sono molteplici, così come gli ambiti d’indagine. In tale sede ci soffermeremo solo su alcuni aspetti, ed in modo sintetico, nella speranza di poter fornire un ausilio utile a chiunque voglia arricchire di ulteriori contenuti la propria passione, le proprie valutazioni, i propri giudizi sulla squadra del cuore o sull’andamento dei vari tornei seguiti.
domenica 7 settembre 2014
domenica 17 agosto 2014
Mettersi in movimento!
Lo sport e l’innovazione delle politiche sociali in Campania
di Francesco Pirone
di Francesco Pirone
Linkabile, 8 agosto 2014
Lo sport è un fenomeno di
massa di grande rilevanza sociale, profondamente radicato nella cultura
materiale del nostro paese. Basti pensare al nostro quotidiano, sia come
praticanti di qualche disciplina sportiva, sia come appassionati e quindi
spettatori, più o meno attivi, delle competizioni sportive. Se l’esperienza
quotidiana non bastasse, allora si consideri che in Italia, secondo le ultime
statistiche dell’ISTAT aggiornate al 2013, circa il 30% della popolazione
italiana di tre anni e oltre – pari a circa 17,7 milioni di persone – dichiara
di praticare uno sport; a questi va poi aggiunto un altro 28% (circa 16,3 milioni
di persone) che svolge qualche attività motoria: in estrema sintesi più di un
italiano su tre fa attività motoria. D’altra parte, concentrando l’attenzione
solo sullo sport agonistico, secondo i dati dal CONI, gli atleti tesserati in
Italia sono 4,5 milioni – cresciuti di oltre un quarto nel periodo 1993-2013 –
organizzati in 65mila società, con l’impiego di circa un milione di operatori
dello sport[1].
mercoledì 6 agosto 2014
Un calcio al look
di Roberto Procaccini
Il Foglio Quotidiano
Da Attilio Lombardo a Mario Balotelli. Come è cambiata in vent’anni l’estetica dei calciatori: non più idoli borghesi ma mostri di marketing
Pensate alla rosa della Juventus del 1995, quella che ha appena vinto lo scudetto e che si avvia a vincere la Champions. Da una parte c’è Attilio Lombardo, ottimo centrocampista che a fine carriera può vantare tre scudetti con tre diverse casacche. Dall’altra Gianluca Vialli, potente bomber che pure in carriera se n’è tolte di soddisfazioni. Il primo, precocemente pelato, mantiene una chierica degna di un prete di campagna. Il secondo, con un passato da ricciolone, si rasa il cranio come Bruce Willis, muscoloso interprete di action movie hollywoodiani. Ecco, questi due giocatori non rappresentano solo due eccellenze del calcio italiano. Col loro modo diverso di vivere e interpretare la calvizie, testimoniano un salto epocale e antropologico: la trasformazione della figura del calciatore da uomo (spesso di estrazione medio-bassa) che attraverso la propria professione anela il riscatto sociale e l’adesione alla middle class, a personalità dello showbiz che, da star, impone il proprio ego e determina gli status sociali. [continua a leggere]
Il Foglio Quotidiano
Da Attilio Lombardo a Mario Balotelli. Come è cambiata in vent’anni l’estetica dei calciatori: non più idoli borghesi ma mostri di marketing
Pensate alla rosa della Juventus del 1995, quella che ha appena vinto lo scudetto e che si avvia a vincere la Champions. Da una parte c’è Attilio Lombardo, ottimo centrocampista che a fine carriera può vantare tre scudetti con tre diverse casacche. Dall’altra Gianluca Vialli, potente bomber che pure in carriera se n’è tolte di soddisfazioni. Il primo, precocemente pelato, mantiene una chierica degna di un prete di campagna. Il secondo, con un passato da ricciolone, si rasa il cranio come Bruce Willis, muscoloso interprete di action movie hollywoodiani. Ecco, questi due giocatori non rappresentano solo due eccellenze del calcio italiano. Col loro modo diverso di vivere e interpretare la calvizie, testimoniano un salto epocale e antropologico: la trasformazione della figura del calciatore da uomo (spesso di estrazione medio-bassa) che attraverso la propria professione anela il riscatto sociale e l’adesione alla middle class, a personalità dello showbiz che, da star, impone il proprio ego e determina gli status sociali. [continua a leggere]
lunedì 4 agosto 2014
Napoli e Maradona
Il rapporto che unisce Diego Armando Maradona al tifo napoletano è sì legato alle vicende sportive, ma è motivato soprattutto dalla sintonia profonda tra il carattere del campione argentino e le peculiarità della città e dei suoi appassionati di calcio. Questo rapporto, già oggetto di diverse riflessioni, viene oggi ripreso in un'interessante ricerca di Anna Pianura nell'ambito di un reportage fotografico realizzato a Napoli, focalizzato proprio sul rapporto tra la città e l'eroe calcistico, dal titolo "Napoli e Maradona". Il reportage è disponibile nel sito web della fotografa di Cava de Tirreni ombraeluci.it.
"Maradona è eroe indelebile del tifo napoletano. Certo, perché ha scritto pagine vittoriose della squadra partenopea, ma anche per essere stato la fonte di una decisa rivincita sociale e per quella quasi naturale corrispondenza con l’immagine della napoletanità della sua figura di genio indisciplinato, un po’ monello, nato povero ma poi riscattatosi grazie alle sue abilità."
Questo e altri brevi estratti dal libro A tutto campo. Il calcio da una prospettiva sociologica, di Luca Bifulco e Francesco Pirone, accompagnano il reportage fotografico.
venerdì 1 agosto 2014
L’indiscutibile primato del pallone
di Adolfo Fattori
Agoravox.it
Tutti parlano del calcio – di calcio, e del calcio. I club, le sue istituzioni, i tifosi, i media. E naturalmente, i moralisti di tutte le tendenze e provenienze, e coloro a cui non piace o che non lo seguono, aiutati dalla prevalenza dell’autoreferenzialità dei discorsi sul pallone, e dalla immensa forza del senso comune e del “sentito dire”, i canali forse più potenti prodotti dalla modernità per fare esercizio della chiacchiera in libertà e dell’abdicazione allo spirito critico.
Perché il calcio – come tutti gli sport – è un fenomeno sociale, e quindi è parte della realtà sociale, con in più la caratteristica di essere lo sport più seguito e più praticato del mondo. E siccome è un fenomeno sociale, attrae l’attenzione del senso comune, e dovrebbe incuriosire la sociologia, cosa che però è successa di rado, se non attraverso ricerche e studi particolari, concentrati su suoi aspetti specifici. [continua a leggere]
Agoravox.it
Tutti parlano del calcio – di calcio, e del calcio. I club, le sue istituzioni, i tifosi, i media. E naturalmente, i moralisti di tutte le tendenze e provenienze, e coloro a cui non piace o che non lo seguono, aiutati dalla prevalenza dell’autoreferenzialità dei discorsi sul pallone, e dalla immensa forza del senso comune e del “sentito dire”, i canali forse più potenti prodotti dalla modernità per fare esercizio della chiacchiera in libertà e dell’abdicazione allo spirito critico.
Perché il calcio – come tutti gli sport – è un fenomeno sociale, e quindi è parte della realtà sociale, con in più la caratteristica di essere lo sport più seguito e più praticato del mondo. E siccome è un fenomeno sociale, attrae l’attenzione del senso comune, e dovrebbe incuriosire la sociologia, cosa che però è successa di rado, se non attraverso ricerche e studi particolari, concentrati su suoi aspetti specifici. [continua a leggere]
martedì 29 luglio 2014
Pallone e cinema
di Adolfo Fattori
Mi ha sempre colpito la somiglianza fra la durata della partita di calcio e quella del film nel cinema classico americano. Due tempi di circa tre quarti d’ora ciascuno, separati da un intervallo di circa dieci minuti, un quarto d’ora. Se pensiamo che cinema e calcio moderno sono nati praticamente insieme, viene quasi da pensare a una specie di “tempo della modernità”, una durata che ha a che fare con l’attenzione che si dedica alle immagini, al tempo delle narrazioni. Come il film, d’altra parte, la partita di football ha una fortissima struttura narrativa, una struttura epica sua tutta interna ad una dimensione quasi mitologica. Vero, lo si potrebbe dire anche per altri sport, ma la domanda rimane sempre la stessa: Come mai lo si dice in particolare per il pallone? Come mai rimane lo sport più seguito al mondo?
Mi ha sempre colpito la somiglianza fra la durata della partita di calcio e quella del film nel cinema classico americano. Due tempi di circa tre quarti d’ora ciascuno, separati da un intervallo di circa dieci minuti, un quarto d’ora. Se pensiamo che cinema e calcio moderno sono nati praticamente insieme, viene quasi da pensare a una specie di “tempo della modernità”, una durata che ha a che fare con l’attenzione che si dedica alle immagini, al tempo delle narrazioni. Come il film, d’altra parte, la partita di football ha una fortissima struttura narrativa, una struttura epica sua tutta interna ad una dimensione quasi mitologica. Vero, lo si potrebbe dire anche per altri sport, ma la domanda rimane sempre la stessa: Come mai lo si dice in particolare per il pallone? Come mai rimane lo sport più seguito al mondo?
domenica 1 giugno 2014
Lo sport e la strada
di Andrea Vitale
Linkabile, 1 giugno 2014
A tutto campo: il calcio come non lo avevamo mai letto prima. Il calcio visto da una prospettiva sociologica. È questo, in soldoni, il senso del libro (nonché il suo sottotitolo) A tutto campo, degli autori Luca Bifulco e Francesco Pirone, ricercatori di Sociologia generale all’Università di Napoli Federico II ed edito da Guida nella collana We care. Il volume è stato presentato sabato 31 maggio al Teatro Bellini di Napoli, nello spazio Marotta&Cafiero Store, punto vendita ufficiale della casa editrice, in questa sala incontri che è una piccola perla dell’editoria teatrale e per bambini napoletana, e che si è ritrovata, nonostante l’inconveniente dell’acquazzone pomeridiano, gremita di persone riunitesi per ascoltare e dibattere non soltanto con i due autori, ma anche Vittorio Dini, docente di sociologia e scienze della politica all’Università di Salerno, nonché Samuele Ciambriello, giornalista e direttore della suddetta collana, il giornalista sportivo Carlo Alvino e i docenti della Federico II Sergio Brancato ed Enrica Morlicchio.
Linkabile, 1 giugno 2014
A tutto campo: il calcio come non lo avevamo mai letto prima. Il calcio visto da una prospettiva sociologica. È questo, in soldoni, il senso del libro (nonché il suo sottotitolo) A tutto campo, degli autori Luca Bifulco e Francesco Pirone, ricercatori di Sociologia generale all’Università di Napoli Federico II ed edito da Guida nella collana We care. Il volume è stato presentato sabato 31 maggio al Teatro Bellini di Napoli, nello spazio Marotta&Cafiero Store, punto vendita ufficiale della casa editrice, in questa sala incontri che è una piccola perla dell’editoria teatrale e per bambini napoletana, e che si è ritrovata, nonostante l’inconveniente dell’acquazzone pomeridiano, gremita di persone riunitesi per ascoltare e dibattere non soltanto con i due autori, ma anche Vittorio Dini, docente di sociologia e scienze della politica all’Università di Salerno, nonché Samuele Ciambriello, giornalista e direttore della suddetta collana, il giornalista sportivo Carlo Alvino e i docenti della Federico II Sergio Brancato ed Enrica Morlicchio.
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