di Adolfo Fattori
Mi ha sempre colpito la somiglianza fra la durata della partita di calcio e quella del film nel cinema classico americano. Due tempi di circa tre quarti d’ora ciascuno, separati da un intervallo di circa dieci minuti, un quarto d’ora. Se pensiamo che cinema e calcio moderno sono nati praticamente insieme, viene quasi da pensare a una specie di “tempo della modernità”, una durata che ha a che fare con l’attenzione che si dedica alle immagini, al tempo delle narrazioni. Come il film, d’altra parte, la partita di football ha una fortissima struttura narrativa, una struttura epica sua tutta interna ad una dimensione quasi mitologica. Vero, lo si potrebbe dire anche per altri sport, ma la domanda rimane sempre la stessa: Come mai lo si dice in particolare per il pallone? Come mai rimane lo sport più seguito al mondo?
martedì 29 luglio 2014
domenica 1 giugno 2014
Lo sport e la strada
di Andrea Vitale
Linkabile, 1 giugno 2014
A tutto campo: il calcio come non lo avevamo mai letto prima. Il calcio visto da una prospettiva sociologica. È questo, in soldoni, il senso del libro (nonché il suo sottotitolo) A tutto campo, degli autori Luca Bifulco e Francesco Pirone, ricercatori di Sociologia generale all’Università di Napoli Federico II ed edito da Guida nella collana We care. Il volume è stato presentato sabato 31 maggio al Teatro Bellini di Napoli, nello spazio Marotta&Cafiero Store, punto vendita ufficiale della casa editrice, in questa sala incontri che è una piccola perla dell’editoria teatrale e per bambini napoletana, e che si è ritrovata, nonostante l’inconveniente dell’acquazzone pomeridiano, gremita di persone riunitesi per ascoltare e dibattere non soltanto con i due autori, ma anche Vittorio Dini, docente di sociologia e scienze della politica all’Università di Salerno, nonché Samuele Ciambriello, giornalista e direttore della suddetta collana, il giornalista sportivo Carlo Alvino e i docenti della Federico II Sergio Brancato ed Enrica Morlicchio.
Linkabile, 1 giugno 2014
A tutto campo: il calcio come non lo avevamo mai letto prima. Il calcio visto da una prospettiva sociologica. È questo, in soldoni, il senso del libro (nonché il suo sottotitolo) A tutto campo, degli autori Luca Bifulco e Francesco Pirone, ricercatori di Sociologia generale all’Università di Napoli Federico II ed edito da Guida nella collana We care. Il volume è stato presentato sabato 31 maggio al Teatro Bellini di Napoli, nello spazio Marotta&Cafiero Store, punto vendita ufficiale della casa editrice, in questa sala incontri che è una piccola perla dell’editoria teatrale e per bambini napoletana, e che si è ritrovata, nonostante l’inconveniente dell’acquazzone pomeridiano, gremita di persone riunitesi per ascoltare e dibattere non soltanto con i due autori, ma anche Vittorio Dini, docente di sociologia e scienze della politica all’Università di Salerno, nonché Samuele Ciambriello, giornalista e direttore della suddetta collana, il giornalista sportivo Carlo Alvino e i docenti della Federico II Sergio Brancato ed Enrica Morlicchio.
domenica 25 maggio 2014
Il calcio come r-esistenza
Lo sport in Palestina. Martedì 27 maggio 2014, alle 16:00 presso la BRAU (Biblioteca di Ricerca di Area Umanistica) in piazza Vincenzo Bellini, 60, a Napoli si terrà il convegno Il Calcio come R-Esistenza: lo sport negato in Palestina. Intervengono Luca Bifulco, Università degli Studi di Napoli Federico II; Adele Del Guercio, Università degli Studi di Napoli 'L'Orientale'; Vittorio Dini, Università degli Studi di Salerno; Giuseppe Ferraro, Università degli Studi di Napoli Federico II; Shafik Kourtam, Presidente della Comunità Palestinese in Campania; Flavia Lepre, Comitato BDS Campania. Modera l'incontro il Giornalista Michelangelo Cocco. E' prevista la partecipazione di 'Mediterraneo Antirazzista'. L'iniziativa rientra nell'ambito delle attività del seminario di didattica integrativa «Il calcio da una prospettiva sociologica» per gli studenti dei corsi di laurea magistrali del Dipartimento di Scienze Sociali, a.a. 2013/2014.
sabato 24 maggio 2014
Il calcio è nel “pallone”
di Daniele Lorusso
Misterstudent.tv - Salernoinweb.it
Il calcio è nel “pallone”. Definizione emblematica di un mondo, quello del calcio, che soprattutto in periodi recenti, risulta caratterizzato da episodi ed eventi violenti, indegni, oltre che indecorosi per un Paese come l’Italia, comunemente ritenuto appartenente alla cerchia delle nazioni civilizzate. A tal proposito ricordiamo la recente “trattativa” tra le istituzioni e il capo ultras del Napoli, “Genny a’carogna”, in occasione dello svolgimento della finale di Coppa Italia tra Napoli e Fiorentina, partita funestata da gravissimi incidenti nel pre-partita che hanno visto vittima di uno scontro a fuoco, il giovane tifoso napoletano Ciro Esposito. Oppure ricordiamo le minacce e le intimidazioni dei tifosi nocerini nei confronti dei loro giocatori, affinchè questi ultimi non giocassero la sentitissima partita con i rivali salernitani, per la sola ragione della loro mancata presenza sugli spalti dello stadio Arechi di Salerno, ordinata dal Prefetto per motivi di ordine pubblico. O ancora ricordiamo gli insulti e i cori razzisti, che purtroppo sempre più spesso primeggiano nelle cronache dei giornali sportivi e non solo. Ma lo sport, ed in particolare il calcio, è davvero così importante? Bill Shankly, celebre allenatore britannico del secondo dopoguerra, un giorno ebbe a dire: «Certa gente crede che il calcio sia una questione di vita o di morte. Sono molto deluso da questo atteggiamento. Vi posso assicurare che è qualcosa di molto, molto più importante». Non è possibile negare come il calcio, al di là della semplice dimensione sportiva, sia oggi un fenomeno di grande rilevanza, tanto nell’esperienza quotidiana di moltissime persone, quanto per le sue implicazioni sociali, economiche e politiche. Ma mentre lo sport è oggetto di profonda riflessione scientifica in tanti altri paesi, in Italia sembra quasi che studiare questo fenomeno voglia dire occuparsi di questioni di secondo piano. È perciò rilevante il libro “A tutto campo. Il calcio da una prospettiva sociologica”, scritto da due sociologi del Dipartimento di Scienze Sociali dell’Università di Napoli Federico II, Luca Bifulco e Francesco Pirone, pubblicato da Guida Editore.
Misterstudent.tv - Salernoinweb.it
giovedì 17 aprile 2014
In nome della curva
di Fabrizio Denunzio
il Manifesto, 16 aprile 2014
Negli ambienti del giornalismo sportivo (tanto quello su carta quanto quello televisivo) il libro di Luca Bifulco e Francesco Pirone, A tutto campo. Il calcio da una prospettiva sociologica (Guida, pp. 240, euro 10) sta suscitando interesse e dibattiti. Sarebbe un torto, però, relegare questo saggio in quell’unico contesto culturale, quando, invece, esso chiede, come recita con perentorietà il sottotitolo, di essere valutato in primo luogo dalla teoria sociale.
Le tesi del libro non sono formulate nel vuoto, ma, come tutte le argomentazioni scientifiche che si rispettino, s’inscrivono in una nobile tradizione sociologica – in prevalenza contemporanea – definita da opere come Sport e aggressività di Norbert Elias e Eric Dunning, Descrizione di una battaglia di Alessandro Dal Lago, Programma per una sociologia dello sport di Pierre Bourdieu e da diversi interventi di Vittorio Dini uno dei quali, Maradona, héros napolitain, fu pubblicato proprio sulla rivista di Bourdieu, i prestigiosi Actes de la recherche en sciences sociales. Nelle sue linee generali, questa è la tradizione in cui il libro di Bifulco e Pirone nasce. Appartenere a una tradizione, però, non è cosa semplice: o la si rinnova o si è destinati a ripeterne le conquiste. Nel primo caso si è davvero eredi, nel secondo si finisce epigoni.
il Manifesto, 16 aprile 2014
Negli ambienti del giornalismo sportivo (tanto quello su carta quanto quello televisivo) il libro di Luca Bifulco e Francesco Pirone, A tutto campo. Il calcio da una prospettiva sociologica (Guida, pp. 240, euro 10) sta suscitando interesse e dibattiti. Sarebbe un torto, però, relegare questo saggio in quell’unico contesto culturale, quando, invece, esso chiede, come recita con perentorietà il sottotitolo, di essere valutato in primo luogo dalla teoria sociale.
Le tesi del libro non sono formulate nel vuoto, ma, come tutte le argomentazioni scientifiche che si rispettino, s’inscrivono in una nobile tradizione sociologica – in prevalenza contemporanea – definita da opere come Sport e aggressività di Norbert Elias e Eric Dunning, Descrizione di una battaglia di Alessandro Dal Lago, Programma per una sociologia dello sport di Pierre Bourdieu e da diversi interventi di Vittorio Dini uno dei quali, Maradona, héros napolitain, fu pubblicato proprio sulla rivista di Bourdieu, i prestigiosi Actes de la recherche en sciences sociales. Nelle sue linee generali, questa è la tradizione in cui il libro di Bifulco e Pirone nasce. Appartenere a una tradizione, però, non è cosa semplice: o la si rinnova o si è destinati a ripeterne le conquiste. Nel primo caso si è davvero eredi, nel secondo si finisce epigoni.
mercoledì 26 marzo 2014
Come cambia il gioco del pallone
di Luca Rossomando
Repubblica Napoli
Una domenica mattina dello scorso febbraio. Partita del campionato di calcio di terza categoria allo stadio comunale Hugo Pratt di Scampia. Sulle gradinate, più di duecento spettatori. Alcuni, muniti di petardi e fumogeni, li accendono per festeggiare il gemellaggio tra le due squadre. Il gestore del campo, forse messo in agitazione dall’inusuale affollamento, allerta gli agenti del commissariato locale. Questi, oltre al divieto di sparare petardi, segnalano la parziale inagibilità dello stadio. Qualche giorno dopo la municipalità stabilisce che per il resto dell’anno tutte le partite – anche quelle degli altri campionati minori – si disputeranno a porte chiuse. Seguono proteste delle società colpite dal provvedimento e incontri in commissione sport del comune, fino all’assicurazione che il divieto sarà revocato e il campo riaprirà le porte al pubblico.
Repubblica Napoli
Una domenica mattina dello scorso febbraio. Partita del campionato di calcio di terza categoria allo stadio comunale Hugo Pratt di Scampia. Sulle gradinate, più di duecento spettatori. Alcuni, muniti di petardi e fumogeni, li accendono per festeggiare il gemellaggio tra le due squadre. Il gestore del campo, forse messo in agitazione dall’inusuale affollamento, allerta gli agenti del commissariato locale. Questi, oltre al divieto di sparare petardi, segnalano la parziale inagibilità dello stadio. Qualche giorno dopo la municipalità stabilisce che per il resto dell’anno tutte le partite – anche quelle degli altri campionati minori – si disputeranno a porte chiuse. Seguono proteste delle società colpite dal provvedimento e incontri in commissione sport del comune, fino all’assicurazione che il divieto sarà revocato e il campo riaprirà le porte al pubblico.
lunedì 17 marzo 2014
Il calcio come chiave per comprendere il nostro tempo
di Francesco Pirone
Il dibattito culturale e intellettuale nel nostro paese ha spesso trascurato il calcio e il complesso insieme di fenomeni sociali che ad esso sono connessi. Vittime di pregiudizi e di letture superficiali del mondo dello sport, studiosi, intellettuali e opinion leader hanno considerato il calcio come un fenomeno popolare, culturalmente povero o (peggio) come questione sociale di devianza e violenza. Si pensi a quanto accade, ad esempio, in relazione a fatti di cronaca di scontri o dei cori in occasione delle partite di calcio.
Eppure il calcio nel nostro paese, come nel resto d'Europa, cattura l'attenzione di milioni di persone che lo praticano e lo seguono con interesse e passione. Un intero settore economico si è inoltre sviluppato intorno alla capacità del calcio di attirare l'attenzione di masse estese e diversificate di appassionati. Ciò nonostante intorno a questi fenomeni non si riesce a produrre una conoscenza più approfondita in grado di andare oltre l'informazione giornalistica, spesso di ottima qualità ma limitata. Anche il discorso politico non sembra in grado di cogliere e valorizzare le potenzialità di sviluppo economico e integrazione sociale che la valorizzazione del calcio potrebbe offrire per il paese e su scala territoriale.
Il dibattito culturale e intellettuale nel nostro paese ha spesso trascurato il calcio e il complesso insieme di fenomeni sociali che ad esso sono connessi. Vittime di pregiudizi e di letture superficiali del mondo dello sport, studiosi, intellettuali e opinion leader hanno considerato il calcio come un fenomeno popolare, culturalmente povero o (peggio) come questione sociale di devianza e violenza. Si pensi a quanto accade, ad esempio, in relazione a fatti di cronaca di scontri o dei cori in occasione delle partite di calcio.
Eppure il calcio nel nostro paese, come nel resto d'Europa, cattura l'attenzione di milioni di persone che lo praticano e lo seguono con interesse e passione. Un intero settore economico si è inoltre sviluppato intorno alla capacità del calcio di attirare l'attenzione di masse estese e diversificate di appassionati. Ciò nonostante intorno a questi fenomeni non si riesce a produrre una conoscenza più approfondita in grado di andare oltre l'informazione giornalistica, spesso di ottima qualità ma limitata. Anche il discorso politico non sembra in grado di cogliere e valorizzare le potenzialità di sviluppo economico e integrazione sociale che la valorizzazione del calcio potrebbe offrire per il paese e su scala territoriale.
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